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Recensione "L'indice dei Libri" PDF Print E-mail
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Recensione de L'indice
In The Pursuit of the Millennium (I fanatici dell'apocalisse, 1976), Norman Cohn nota le analogie esistenti tra i rivoluzionari medievali e certi movimenti di rivolta contemporanei. Nel caso degli hippy americani degli anni sessanta, l'euforia millenaristica nasceva anche da un uso massiccio di quella sostanza psicotropa, l'lsd, che fu il carburante di un importante fenomeno politico, prima che culturale, la "rivoluzione psichedelica", rivisitato adesso da un libro di Mario Arturo Iannaccone. 
La locuzione "rivoluzione psichedelica" deriva dagli "effetti collettivi" prodotti dai grandi allucinogeni. Se nel dopoguerra il consumo delle droghe pesanti negli Stati Uniti era irrilevante, "a partire dagli anni '50 i giornali popolari americani cominciarono ad ospitare interviste a scienziati e filosofi, teologi e psicologi interessati ai benefici delle conversioni chimiche". Personaggi famosi (come Cary Grant) divennerotestimonials dell'lsd, con campagne di persuasione che abbassarono "la soglia di riprovazione sociale" verso gli stupefacenti. All'inizio l'lsd fu apprezzato come "mezzo per rinvigorire l'ispirazione artistica" e fu ritenuto una sorta di "via brevis alla sperimentazione degli stati mistici" e all'esperienza immediata del sacro. In seguito, l'uso degli allucinogeni produsse "un vero e proprio movimento intellettuale", guidato da Aldous Huxley e ispirato dai grandi "mangiatori d'oppio" europei (Coleridge, Baudelaire, Lawrence, Junger, Artaud). Il ruolo dell'lsd fu fondamentale per accendere la rivolta giovanile e offrire una sorta di soluzione "psiconautica" della lotta politica. In particolare il "movimento psichedelico" si sviluppò – questo il perno del libro di Iannaccone – sulla base di un'organizzata copertura di sistema (lo "stesso sistema che gli hippies e i radicali combattevano"). I leader popolari del "decondizionamento" – Tim Leary, Ken Kisey, l'autore diQualcuno volò sul nido del cuculo – giunsero sulla scena quando l'lsd era già dilagato tra gli Holy Barbarians dopo gli esperimenti e i programmi psicologici della Cia, come l'mk-Ultra di Richard Helms e del dottor Gottlieb.
Una tesi, quella della manipolazione psico-politica dei movimenti radicali, non inedita, diffusa nella cultura pubblicistica americana (l'mk-Ultra fu tra l'altro oggetto delle indagini di una commissione parlamentare negli anni settanta), già a partire dalle ipotesi in circolazione attorno al "Manchurian Candidate", o alle tecniche del brainwashing. L'autore ne fa un uso strumentale, se ne serve soprattutto per approfondire una documentazione ingente, soffermandosi su un grande numero di personaggi e di eventi (c'è anche un'interessante appendice italiana): le veladas del banchiere Roger G. Wasson con la sciamana Sabina; le protezioni di brillanti mondani come Flora Lu e Maynard Ferguson; l'attività di figure enigmatiche come Ron Hubbard. Oltre, com'è ovvio, a tutte le avventurose vicende dei "sacerdoti psichedelici" di Haight-Ashbury, gli Acid Tests, gli Allegri Burloni, l'"Human Be-In" del Park Stadium di San Francisco nel 1967. Una ricerca molto ampia che, anche per l'ottima scrittura, ricorda il fortunato Gli intellettuali e la Cia. La strategia della guerra fredda culturale di Frances S. Saunders (Fazi, 2007), sulle attività segrete del Congress for Cultural Freedom.
Valentino Cecchetti

 


 
Recensione di C. Frigerio per www.totustuus.it PDF Print E-mail
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Rivoluzione psichedelica. La Cia, gli hippies, gli psichiatri e la rivoluzione culturale degli anni Sessanta di Mario Arturo Iannaccone (Sugarco Edizioni, 2008 Euro 25) è un libro importante, che sarebbe utile far conoscere ai cattolici. Si tratta di un impressionante resoconto dell’opera di quei cattivi maestri che, a partire dagli anni Cinquanta, diffusero nella cultura l’imperativo dell’edonismo assoluto, il diritto al godimento senza limiti e l’idea che potesse esistere una specie di religiosità atea. L’occasione per rilanciare questo messaggio furono potenti sostanze chimiche, appena scoperte, chiamate psichedelici o allucinogeni, come l’LSD, la psilocibina e la mescalina. La loro caratteristica più importante è che esse sono in grado di indurre stati psicologici molto particolari, che furono paragonate agli stati unitivi della tradizione spirituale cristiana. Una schiera d’importanti intellettuali agnostici (e gnostici) iniziarono a concepire l’esperienza mistica come una condizione che può essere facilmente indotta per via chimica e farmacologica, e che dunque non ha mai nulla di soprannaturale. Questo li portò a sostenere che la religione rivelata altro non è che una sovrastruttura, e a ispirare un attacco senza precedenti, – perché ritenuto finalmente “scientifico” – contro la teologia spirituale cristiana. Iannaccone dimostra, dall’originale punto di vista scelto per il suo libro, che la diffusione massiccia delle droghe psichedeliche segnò un momento importante, e comunque non secondario, della fase terminale della scristianizzazione della società occidentale negli anni Sessanta; proprio in seguito alla riflessione avviata su queste sostanze da molti della esponenti della cultura. 
L’impiego degli allucinogeni si concentrò in particolare sull’LSD, una sostanza capace di sconvolgere la percezione della realtà. Chi la assume può avere l’impressione di realizzare un’esperienza mistica, e ciò metterebbe in questione i fondamenti dell’esperienza spirituale cristiana, soprattutto quella dei santi e dei contemplativi. Gli psichedelici furono diffusi inizialmente nell’ambito di programmi sperimentali che coinvolsero centinaia d’istituzioni accademiche. Decine di migliaia di persone, soprattutto giovani – soldati, detenuti e studenti – furono esposte a queste nuove, potenti droghe. Che iniziarono a circolare nelle comunità artistiche e nelle università. L’LSD fu adottato come farmaco sperimentale anche da migliaia di psicologi, psichiatri e psicanalisti che intendevano curare l’alcolismo, i disordini dell’umore e i comportamenti devianti in genere. Fu a questo punto che qualcuno, come lo scrittore inglese Aldous Huxley, iniziò a vedere negli psichedelici qualcosa di più. Alla ricerca di un antidoto ai propri, personali tormenti, Huxley si dedicava da decenni alle pratiche meditative più singolari alla ricerca dell’“illuminazione”. Nel 1953, dopo che un allucinogeno gli ebbe donato “il nirvana” cominciò a diffondere l’idea che la religione non fosse che una pallida imitazione dell’estasi chimica. Espose la sua tesi nel libro Le porte della percezione (1954) che ebbe vasta eco. La moda dilagò tra i personaggi del jet-set. Timothy Leary, un professore di psicologia, fondò a Millbrook, vicino a New York, una comune ispirata agli scritti di Aldous Huxley dove tutto ruotava attorno a quello che veniva chiamato “il nuovo sacramento”, ovvero l’LSD. Millbrook divenne meta di pellegrinaggio per quanti intendevano raggiungere “la verità” o conseguire “la visione beatifica” solo inghiottendo qualche capsula. Nei primi anni Sessanta, l’élite artistica, letteraria e musicale d’America, passò per una “terapia di decondizionamento mistico” che comprendeva una dose di LSD. Un esperimento condotto il giorno della Pasqua del 1963, in una chiesa di Boston, da un gruppo di psicologi e teologi di tendenza liberale, si propose di dimostrare che l’esperienza indotta dagli psichedelici era “più spirituale” di quella naturale (questo esperimento passò alla storia con un nome ironico: il Miracolo della Marsh Chappel). Contemporaneamente, il chiassoso “movimento hippy” portò la rivoluzione psichedelica nelle strade, fra milioni di giovani e adolescenti. Haight-Ashbury, un quartiere di San Francisco, si popolò di giovani che stabilirono un’economia basata sugli allucinogeni. Qui fu celebrata, nell’estate del 1967, la Summer of Love, un raduno per celebrare la nascita della “Nuova Era dell’amore”. Questa moda scatenò, su tutti i media, un ampio dibattito nel quale l’attacco alla religione cristiana (e al cattolicesimo in particolare) divenne comune; l’argomento più usato era proprio la presunta capacità degli psichedelici di sostituire preghiere ed estasi religiose. 
Il consumo degli psichedelici divenne un fenomeno di massa coinvolgendo decine di milioni di giovani, in America ed Europa. Diede la sua impronta alle arti, al pensiero, alla letteratura. Chi fu toccato dall’estasi chimica si sentì attratto dall’Oriente, dal Vedanta e dal Buddhismo. Inoltre, le percezioni sperimentate sotto l’effetto delle sostanze sembravano confermare la giustezza dell’impostazione gnostica e delle dottrine orientali e rafforzò la moda culturale del ritorno all’Oriente. 
Secondo Iannaccone, il movimento psichedelico fu un’ondata carismatica alimentata da una sostanza chimica, se non una vera e propria parodia pentecostale. Quando la sua marea si ritirò, il New Age e i movimenti del potenziale umano acquistarono una forza e una diffusione inedita. Oggi, un vasto movimento di ricercatori e scienziati chiede la liberalizzazione di nuove sostanze, ormai potentissime. Non sono più chiamate psichedeliche ma enteogene (cioè “rivelatrici del divino che è in noi”). Il che dimostra che la rivoluzione psichedelica è stata, fondamentalmente, una delle forme più insidiose della gnosi di ritorno. 
Rivoluzione psichedelica di Mario Arturo Iannaccone si raccomanda per la grande ricchezza di dettagli, la narrazione serrata e scorrevole, e la chiarezza degli assunti. Una ricerca originale e importante (oltre che sconvolgente) che rievoca il clima culturale dei “favolosi anni Sessanta” aiutando a comprendere meglio anche molti aspetti della cultura dei nostri anni e la profondità dello sconvolgimento inflitto alla cultura occidentale da quelle correnti progressiste, radicali e gnostiche-liberali che oggi stanno segnando nuovi, e sempre più vistosi, progressi. 
 
Psychedelic - consiglio di lettura di R. Cammilleri PDF Print E-mail
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Psychedelic

«La moda messicana si allargò conquistando Georges Bataille, André Bréton e Octavio Paz. Per Bataille, in particolare, la civiltà azteca divenne persino un’accettabile alternativa a quella occidentale. Teorizzò la necessità di reintrodurre il sacrificio umano nella società moderna e formò, allo scopo, una società semi-segreta, il Collège de Sociologie, alle cui riunioni parteciparono le fredde menti della Scuola di Francoforte: Pierre Klossowsky, Max Horkheimer, Roger Caillos e Theodor Adorno, i teorici dell’antiautoritarismo. Del Messico si innamorò anche l’inglese David Herbert Lawrence», che infatti scrisse nel 1926 Il serpente piumato. Ma cosa aveva originato questa mania messicana? Semplice: il fungo allucinogeno peyote. Da lì si passò al sintetico Lsd, ma sempre a opera di un pugno di intellettuali che cercavano “alternative” all’odiato cristianesimo, così come, nel secolo precedente, avevano creduto di trovarne una nello spiritismo: cioè, poter passare “su un altro piano” senza dover sottostare a Cristo, preti e sacramenti. La via “scientifica” al divino, insomma. Ma come divenne di massa tutta ‘sta storia? Leggetevi l’intrigante Rivoluzione psichedelica di Mario A. Iannaccone (Sugarco). Sottotitolo, La Cia, gli hippies, gli psichiatri e la rivoluzione culturale degli anni Sessanta.

 

http://www.rinocammilleri.com 

 
Consiglio di lettura da Luigi Mascheroni, "Il Giornale PDF Print E-mail
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n. 17 del 2009-01-20 pagina 32

Consiglio da leggere: a Natale non regalate un libro di Natale
di Luigi Mascheroni

Altro che romanzi-panettone, bestseller e titoli da classifica. Ecco la lista degli autori da infiocchettare per queste feste

A Natale, come è noto, siamo tutti più cattivi. L’ansia dei regali, la neve che blocca la città, il traffico anche lui eccitato per le feste, le vacanze che non saranno mai come vorresti che fossero perché New York costa troppo e a Sankt-Moritz poi non conosci nessuno, il lavoro che più si avvicina la Vigilia invece che rallentare diventa più frenetico, e poi sempre le stesse cose: quegli stupidi auguri fotografici via mail, le renne che mi fanno schifo, i «natalini» e le tristissime cene aziendali. E poi i giornali che ogni anno se ne vengono fuori con le pagine sui libri-strenna... Ci lavoro da anni nei giornali. E non ho mai capito cos’è una strenna (né tantomeno perché mai dovrei leggerlo, un libro-strenna). Dev’essere il corrispettivo letterario dei cine-panettoni: l’ultimo giallo di Carofiglio, le ristampe di Biagi, l’autobiografia di Buffon, La solitudine dei numeri primi, l’audiolibro di Gomorra... Cose così, insomma. Romanzoni e best-seller che compri fra l’Immacolata e l’anti-vigilia, li tieni sul comodino fino all’Epifania e poi li infili nella libreria con l’orecchia piegata a pagina venti, trenta toh.
Ecco, allora: per una volta proviamo qualcosa di nuovo. Proviamo le anti-strenna. Pamphlet, repêchage, ritorni, debutti, novità e ristampe - pescati fra le ultime uscite editoriali - magari poco natalizi, ma molto redditizi, in termini letterari. Libri scomodi e autori scorretti (o semplicemente «diversi») che il Giornale si sente di consigliare per un Natale meno buonista, ma - si spera - migliore.
Via, si parte col filosoficamente scorrettissimo Julius Evola (1898-1974) del quale le Edizioni Mediterranee, nella collana diretta da Gianfranco de Turris dedicata al Barone, hanno appena ripubblicato Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo, una raccolta di saggi edita da Bocca nel 1932 che - come spesso accade alle opere del Maestro - risulta «stranamente» attuale, tanto da poter essere ancor oggi utilizzato come illuminante manuale per orientarsi nel babelico «spiritualismo contemporaneo», dalla New Age di ritorno alla psicanalisi catodica prêt-à-porter.
Poi un altro cattivo maestro: il poeta Ezra Pound, (1885-1972) collaborazionista fascista e/ma autore dell’opera poetica più ambiziosa del Novecento, i Cantos: le edizioni Ares in questi giorni portano in libreria Il carteggio Jefferson-Adams come tempio e monumento, un saggio apparso sulla rivista North American Review nel 1937 e tradotto per la prima volta da Andrea Colombo (e introdotto da uno dei nostri migliori poundisti, Luca Gallesi) nel quale lo «zio Ezra» esprime tutta la sua ammirazione per i primi presidenti degli Stati Uniti, in particolare per Thomas Jefferson e John Adams, uomini retti e colti, che si diedero alla politica nell’esclusivo interesse del loro popolo... in barba al sempre rinfacciato antiamericanismo di Pound.
Terzo intellettuale disorganico: Ivan Illich (1926-2002), uno dei pensatori più stimolanti e anticonformisti del secondo Novecento, anti-accademico, libertario, scomodo in tutto e su tutto: Elèuthera ripropone le Conversazioni con Ivan Illich curate da David Caley (apparse in Italia nel ’94) dove il pedagogista e teologo austriaco si fa interrogare e si interroga su tutti i «nodi» dell’(anti)modernità, dall’ecologia politica alla descolarizzazione della società.
Tra i saggi «eretici», non solo consigliabile, ma necessario è I cornuti della vecchia arte moderna di Salvador Dalì (1904-89), un pamphlet della metà degli anni Cinquanta che esce oggi da Abscondita, in cui il genio spagnolo enuncia le sue verità dell’«arte moderna»: prima accusa la bruttura generalizzata (di cui Picasso è uno dei responsabili); poi ridefinisce la nozione stessa di modernità, preferendo quella meno vaga di «classicismo artigianale»; quindi critica l’idea che l’arte sia questione di tecnica, attaccando coloro che la sostituiscono in pittura ai valori della filosofia; e infine si prende gioco dell’astrazione «perché l’uomo in quanto tale muta con rapidità: è inutile scacciarlo dalla tela a vantaggio dei cerchi e dei rettangoli».
Poi, uscito questa settimana da Scheiwiller, il saggio sulla civiltà liberale L’impero del male minore di Jean-Claude Michéa (1950), l’ex comunista eretico e «orwelliano» di ferro, che ridiscute la «scommessa liberale» recuperando nel campo delle relazioni sociali, contro gli eccessi della società ipercapitalista e consumista, il «circolo del dono» e la common decency, ovvero «modalità benevole di essere e di comportarsi, che implicano un senso intuitivo della reciprocità», ciò che Orwell indicava come tratto distintivo della «gente comune»...
E ancora, come perfetta anti-strenna, lo scorrettissimo Elogio di Nerone riproposto dalla Salerno editrice. Libro con cui, nel 1562, lo spirito inquieto Gerolamo Cardano (1501-1576) tentò la più spericolata delle revisioni storiografiche, trasformando il sanguinario imperatore romano in un «vendicatore della plebe e tirannicida»: insegnandoci - anche di fronte al peggiore dei «mostri» - a riflettere con calma prima di giudicare, a capire, conoscere e indagare prima di emettere una sentenza... Un raro esempio di garantismo assoluto.
E per la narrativa? Innanzitutto, Antonio Delfini (1908-63), il più dimenticato fra gli scrittori del nostro recente passato, del quale Gianni Celati, il più rimosso dei nostri scrittori presenti, ha scelto e introdotto per Einaudi la raccolta di racconti Autore ignoto presenta, titolo che riprende lo slogan del volantino auto-pubblicitario con cui questo irregolare e stravagante autore lanciò la sua prima raccolta di prose poetiche alla Fiera del libro di Modena, anno 1931. E per citare un altro narratore «anomalo», inimitabile nel raccontare cose atroci, orribili e strazianti, va fatto il nome di Danil Charms, di cui Adeplhi ha da poco ritirato fuori Casi, una delle pochissime cose leggibili in italiano di questo «assurdo» scrittore nato a San Pietroburgo nel 1905 e condannato da Stalin a morire in una clinica psichiatrica nel ’42 in quanto «voce contraria alla dittatura del proletariato»... Ancora. Sorvolando sul libro dell’anno, per dar conto del quale non basterebbe una pagina (né sarebbe in grado la nostra penna), ovvero lo straordinario Diario del polacco Witold Gombrowicz (1904-69), del quale Feltrinelli pubblica la parte relativa agli anni 1959-69 (nel 2004 uscì il primo volume, sul periodo 1953-58), basti ricordare gli Scritti (1911-45) di Giorgio De Chirico curati da Andrea Cortellessa per Bompiani e il ritorno del romanzo-culto Il cielo dei violenti di Flannery O’Connor (1925-64) da Einaudi.
Per il resto non rimane che incartare le ultime due anti-strenne, due volumi per veri «maniaci» dei libri: la turbolenta e scandalosa vita di Kiki de Montparnasse nella Parigi bohémien degli anni Venti raccontata dalla graphic novel di Catel (il disegnatore) e José-Louis Bocquet (lo sceneggiatore) che dopo aver dominato per mesi le classifiche francesi arriva da noi grazie a Excelsior 1881 (la stessa casa editrice che per Natale esce col romanzo Le avventure di una monaca vestita da uomo di Thomas de Quincey); e il saggio di Mario Arturo Iannaccone sui retroscena della Rivoluzione psichedelica (Sugarco), ovvero gli strani legami fra Cia, hippies, psichiatri, il guru dell’Lsd Timothy Leary e la rivoluzione culturale degli anni Sessanta. Giusto per finire l’elenco, e per iniziare il viaggio.

 
Recensione di Riccardo Garbini PDF Print E-mail
Recensioni

Questo libro costituisce il primo tentativo di ricostruzione storica degli inquietanti legami e dell’intreccio di interessi che caratterizzarono tutta una serie di esperimenti della CIA tra gli anni ’50-‘60 e il fenomeno culturale e sociale conosciuto come “il ’68”. 

L’opera si incentra sulle vicende di alcune figure chiave di quella “rivoluzione culturale” - Aldous Huxley, Alan Watts, Timothy Leary e Ken Kesey - i quali giocarono un ruolo fondamentale nel creare quell’aura mistica fra i giovani radicali e hippie, interessati fondamentalmente a ricercare sensazioni forti tramite l’assunzione di sostanze psicotrope che alterano la percezione sensoriale, denominate perciò anche “stupefacenti”.
Tra queste sostanze l’LSD-25, ossia il composto dietilammide dell’Acido lisergico, occupa il posto d’onore in questa ricerca: prodotto di laboratorio ricavato da un piccolo fungo (ergot) infestante della segale per la prima volta nel 1938 a Zurigo per conto dell’industria farmaceutica Sandoz dal chimico Albert Hofmann, venne trascurato per cinque anni, quando nel 1943 il chimico scoprì accidentalmente la distorsione percettiva causata dall’assunzione di tale composto e interessò gli alti vertici della Sandoz; gli esperimenti seguenti portarono nel 1947 alla distribuzione sperimentale – non commerciale – del prodotto con il marchio Delysid. Le possibili applicazioni per lo studio della follia psicotica incuriosirono il mondo scientifico e nel 1952 si ebbe la prima applicazione in Inghilterra su pazienti dell’ospedale Malevern refrattari a qualsiasi terapia fino ad allora conosciuta. Parallelamente le proprietà del composto avevano cominciato ad attirare anche esponenti del mondo letterario, quali Ernst Jünger – si definiva uno “psiconauta” ed era già aduso alla mescalina – che nel 1951 l’aveva provata, e soprattutto Aldous Huxley, il celebre scrittore autore del Mondo nuovo (1932) e delle Porte della percezione (1954) che la proverà nel 1955. La biografia di quest’ultimo è ampiamente trattata nel saggio, e a ragione: Aldous, infatti, proveniente da una famiglia facoltosa e nota in Inghilterra, sin dalla sua infanzia resterà attratto dalla filosofia evoluzionistico-scientifica che lo indurrà a vedere nel controllo delle nascite e nell’eugenetica la panacea ai mali del’umanità (in posizione fortemente avversa dunque al Cattolicesimo), visione questa sempre condivisa con il fratello Julien, uno dei principali ispiratori nonché primo presidente dell’UNESCO (1954). Già da questo semplice dato biografico scaturiscono orizzonti nuovi e chiavi interpretative inaspettate, che gettano un fascio di luce novella sui reali principi ispiratori di questa organizzazione.
Parallelamente, in modo puntuale viene descritto lo svolgimento dei progetti che la CIA dedicò allo studio e al controllo della mente, con fini manipolatori, dal momento della sua stessa costituzione (1947) fino alla fine degli anni ’60. Partito con motivazioni terapeutiche (la cura della schizofrenia), l’interesse dell’agenzia governativa assunse presto una direzione decisamente strategico-politico-militare (lo stesso termine “lavaggio del cervello”, brainwashing, è creazione dalla CIA all’inizio degli anni ’50), investendo anche il mondo delle sostanze stupefacenti, in molti casi favorendone la diffusione, quando non addirittura promuovendole. 
Dall’altra parte dell’oceano, il Tavistock Institute coltivava interessi paralleli inquadrabili nella famosa teoria del “salto di paradigma”. Questa teoria si trovò a fare da sponda all’agognato evolutionary leap (salto evolutivo) che secondo molti ambienti e movimenti dell’epoca (poi confluiti nelle attese new age dell’età dell’acquario) sarebbe stato destinato a segnare la storia dell’umanità. A centinaia risultano le personalità del mondo scientifico e culturale anglofono implicate nella serie di progetti pianificati dalle due agenzie summenzionate, a vari livelli di segretezza e di coinvolgimento. Tra i nomi che ricorrono, quelli di Ronald Laing, Carl Solomon, William Burroughs, Ronald Penrose, Carl Skinner, Oscar Janiger, Margaret Mead, Robert Graves, Ron Hubbard, Gregory Bateson, D. Ewen Cameron, Paul Mc Cartney, Donovan, David Salomon, Roman Polanskj, Bart Hughes, servono qui unicamente a suggerire il grado di complessità raggiunto dall’infiltrazione dei servizi segreti nelle vicende dei movimenti beat e hippie. 
Accanto a questo filone principale, mille rivoli arricchiscono di dati il saggio, contribuendo ad illuminare una parte – pur sempre piccola – dell’enorme ragnatela intessuta dagli interessi di organizzazioni e persone che trovavano il loro comun denominatore nelle esperienze sensoriali stupefacenti, i cosiddetti “viaggi” (trip). Scopriamo figure importanti di supporto a questo contesto come quella del banchiere (vice presidente della J. P. Morgan) Robert Gordon Wasson, appassionato micologo, cui si devono i primi reportage negli anni ’50 sull’assunzione della psylocibe in Messico con l’assistenza di una curandera (Maria Sabina); questi reportage genereranno una corrente di pensiero che toccherà il culmine con le opere di Carlos Castaneda dieci anni più tardi (la sua opera prima, A scuola dallo stregone, è del 1968). Interessante notare – come l’autore non manca di sottolineare – che i vari curanderos messicani rimarranno stupiti prima, contrariati poi, nel vedere la folla di gringos che assumevano queste sostanze non per gli scopi terapeutici previsti, quanto semplicemente per “conoscere Dio”, cosa assurda dal loro punto di vista in quanto Dio risultava già evidente di per sé. In tal modo, la motivazione di una gioventù americana che cercava nello “sballo” risposte alle più disparate esigenze costituì appunto un primo risultato del lavoro di propaganda, incessante e continuo, operato dagli enti citati sopra.
L’indubbio merito di quest’opera e la grande messe di informazioni raccolta giustificano un impianto espositivo a volte non adeguatamente strutturato a fronte di un’indubbia capacità narrativa e scioltezza stilistica, con il risultato che il lettore può essere preso in un vortice di notizie e di dati smarrendo il filo logico della vicenda. Un grazie di cuore comunque all’autore per questa prima “delimitazione di campo”, a un buon grado di approssimazione. I perfezionamenti sull’argomento potranno sicuramente seguire, ma ora la strada è aperta. 
Piace concludere con una nota divertente: il racconto della nascita del termine “psichedelico” (pp. 54-55), ad opera di Humphry Osmond, dotato di una pessima grafia, durante uno scambio epistolare con il famoso scrittore Aldous Huxley, afflitto da problemi di vista, sembra dare vita - nella ricostruzione dello Iannaccone - a una sceneggiatura della dettatura della lettera di Totò a Peppino nella versione colta. 


RICCARDO GARBINI  http://www.pedagogiadellarealta.it
 
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Ken Kesey e i Merry Pranksters