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GLI AGENTI SEGRETI DI DIO August Owsley III fece visita a Ken Kesey la notte in cui il ranch di La Honda era invaso da centinaia di vocianti fan dei Beatles: «Io sono Owsley», disse, e Kesey lo guardò come si guarda uno che ha sbagliato indirizzo. Sei Owsley, bene e adesso, cosa vuoi? Lui, il Robin Hood dell’LSD, non disse niente. Fece cenno a Kesey di avvicinarsi, aprì una borsa di pelle e gli chiese di dare un’occhiata al contenuto. La borsa era colma fino all’orlo di centinaia di tavolette di LSD. Kesey squadrò dalla testa ai piedi il piccoletto vestito in modo eccentrico, che parlava con voce nasale, e solo allora comprese che aveva di fronte il più grande fabbricatore del mondo di LSD, la primula nera degli sballi, soprannominato anche Coniglio Bianco (White Rabbit). Quando il silenzio della foresta di sequoie si richiuse sul ranch si era ormai nel cuore della notte. Owsley e i Burloni sedevano attorno ad un fuoco nel quale scoppiettavano grandi ceppi resinosi e parlavano della trasformazione della coscienza. Il caso volle che proprio in quel momento emergesse dalle tenebre il loro fornitore di fiducia di acido, un vecchio chimico reduce da decenni di droghe prese in siringa. Tutti lo chiamavano il Chimico Pazzo. Kesey lo presentò a Owsley, e i due cominciarono a filosofeggiare sull’espansione di coscienza ma anche su aspetti molt pratici della produzione di LSD. Andarono avanti a chiaccherare per un bel po’. E i Burloni all’ascolto si resero conto che il Chimico Pazzo, di fronte alla mente guizzante di Coniglio Bianco, sembrava un po’ rimbambito. Quando la notte era finita il piccoletto era diventato il loro nuovo fornitore. In effetti Owsley ci sapeva fare. Tutti nel giro sapevano che aveva introdotto grandi innovazioni nella produzione del «sacramento». Per i primi trent’anni della sua storia, l’LSD era stato distribuito sotto forma del liquido contenuto nelle fialette della Sandoz; veniva versato su zollette di zucchero o foglietti di carta imbevuti. Qualcuno lo scioglieva nella acqua o in succhi di frutta o anche bevande alcoliche ma bisognava stare attenti a non lasciar passare molto tempo prima di consumarlo. C’era un altro sistema, più costoso: addizionare il «sacramento» con un solvente chiamato DMSO che ne permetteva l’assorbimento nella pelle. Nessuno di questi metodi era però pratico. La prima preoccupazione di Augustus Owsley Stanley III quando entrò in affari fu di rendere più facile il trasporto della sostanza. Il piccolo stregone saccente che aveva sconfitto il Chimico Pazzo non portava un nome chilometrico a caso. Era nato nel 1935 ad Alexandria, Virginia, da una famiglia dell’aristocrazia repubblicana del Sud. Suo nonno era un senatore del Kentucky e in famiglia tutti occupavano posti importanti ma lui – sensibile allo spirito dei tempi – manifestò distacco, se non disprezzo, verso quel mondo cui sembrava destinato. Tagliò i legami con il padre all’età di diciotto anni, poi servì sotto l’esercito per diciotto mesi nella base Edwards in California, quindi trascorse qualche anno a fare lavoretti più o meno puliti che gli rimediarono una condanna per emissione di assegni falsi. Quando si trasferì a Berkeley si distinse per le sue eccentricità, la sua passione per il balletto russo e la capacità di costruire ordigni elettronici. Prima di dedicarsi a tempo pieno all’LSD lavorò in una rete televisiva locale. Il suo primo trip fu violento e traumatico. Raccontò di essersi sentito «precipitare attraverso le sue reincarnazioni cellulari, disintegrato oltre la vita in griglie elettroniche pulsanti» prima di arrivare al centro «puro, radiante, pulsante» delle cose. Nientedimeno. Decise di usare i suoi talenti di chimico per migliorare la produzione della magica sostanza, renderla più pura, maneggevole ed economica. Comperò attrezzatura e materia prima e si mise al lavoro. Non fu facile. Poco tempo dopo aver iniziato la sua nuova carriera, la polizia fece irruzione nella casa della sua fidanzata, Melissa Scarghill, dove confiscò attrezzature chimiche e metredrina semilavorata. Owsley pagò un avvocato importante che convinse il giudice che la sua non era metredrina (la sintesi non era ancora conclusa) e che la polizia doveva restituirgli la sua attrezzatura. (continua) |




