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SACERDOTI PSICHEDELICI Alla fine degli anni cinquanta, grazie ai party, ai convegni e alle reti di amicizie, il numero dei consumatori non occasionali di psichedelici era in costante aumento. Uno dei più attivi seminatori negli ambienti del jet set della West Coast fu il dottore di Beverly Hills Oscar Janiger, specializzato in iniezioni ricostituenti che tiravano su il morale di attori e scrittori in cerca d’ispirazione. Per la verità, Janiger non era uno psichiatra ma un osteopata, tuttavia si specializzò in preparati anfetaminici che gli valsero il soprannome di “Mago di Oz” e infatti, per molti, lui era Oscar Oz Janiger. Il suo interesse per gli stati alterati di coscienza era stato acceso dall’articolo sulla teoria dell’adenocromo di Osmond e Smythee. In seguito aveva conosciuto Perry Bivens, un ingegnoso meccanico che lavorava per gli studios cinematografici inventando effetti speciali e in particolare camere iperbariche. Manipolando l’atmosfera interna delle sue camere, Bivens aveva scoperto di poter alterare la coscienza degli occupanti rendendola torpida o euforica a seconda della miscela. Aveva sperimentato per un po’ gli strani effetti di quello strumento in compagnia di Janiger e altri amici, consapevole che era rischioso. Un giorno, Janiger raccontò i suoi entusiasmi a Gerald Heard che lo invitò a provare l’LSD, “non te ne pentirai, Oscar”. E infatti Oscar “Oz” non se ne pentì, sperimentò l’estasi, poi un terrore infernale e poi di nuovo l’estasi. Divenne sull’istante un appassionato studioso dell’LSD e subito fece la sua prima richiesta alla Sandoz per ottenere una scorta di LSD-25. Era il 1954. La prima esperienza di Janiger aveva abbracciato sia il paradiso che l’inferno di cui aveva parlato Huxley e per questo egli riuscì a sviluppare velocemente una metodologia di somministrazione che riducesse al minimo i rischi. Nel 1959 organizzò un esperimento di somministrazione controllata della sostanza nel suo studio all’Università Irvine dove insegnava. Reclutò volontari fra studenti, casalinghe, impiegati e meccanici. Alcuni casi si svilupparono una direzione decisamente bizzarra. Uno studente, per esempio, fuggì dallo studio e il dottore dovette rincorrerlo per le strade di Beverly Hills, terrorizzato che potesse uccidersi. Lo trovò appollaiato su un albero, convinto di essere un uccello. “Perché non scendi giù di lì?” gli chiese il dottore. “Non posso scendere, posso volare giù”. Rispose lo studente. Janiger capì che il ragazzo era veramente convinto di essere un uccello e così, per farlo scendere costruì un piccolo nido con legni e pietre.
Andò avanti per un po’ prima di accorgersi che quegli esperimenti non portavano a niente. Si orientò allora verso gli studi sulla creatività. Arruolò un buon numero di pittori e somministrò loro l’LSD, ma anche in questo caso gli effetti non furono interessanti: i pittori non riuscivano ad articolare a parole la loro esperienza e le immagini che producevano durante le sessioni non comunicavano niente di intressante. Sì, lo stile cambiava, si faceva più colorato, tendeva a produrre bizzarre forme biomorfe, eventuali lettere prendevano forme allungate, ma tutto ciò non era molto significativo. A centinaia di loro assegnò come soggetto una Kachina, il potente spirito degli indiani Hopi. Scoprì infine che gli scrittori erano molto più utili e utilizzando tutti i suoi contatti nel mondo cinematografico e letterario di Los Angels riuscì a portarne un bel po’ nel suo studio. Delle circa mille persone che iniziò alla droga tra il 1954 e il 1962, c’erano centinaia di persone che appartenevano al mondo del cinema, sceneggiatori, romanzieri, musicisti e attori: Anaïs Nin, – come sappiamo – e poi André Previn, Jack Nicholson, James Coburn, Ivan Tors e Lord Buckley. Huxley fu tenuto informato degli esperimenti e ne ragguagliava Leary nel 1961:
Ho incontrato il dr. Janiger […] Mi ha detto di aver somministrato l’LSD a 100 pittori che hanno dipinto prima, durante e dopo la droga; i loro risultati sono stati lodati da una commissione di critici […] Ho anche parlato con il dottor Jolly West (prof. di psichiatria all’Oklahoma Medical School); dice di aver lavorato molto nella deprivazione sensoriale usando versioni migliorate delle tecniche di John Lilly.
La fase più importante degli esperimenti di Janiger si concluse nel 1962.[1]
Durante uno dei suoi soggiorni Californiani del 1962, Veronica Chue accompagnò Leary da Janiger, colui che stava – parole sue – facendo diventare “tutti mistici” i divi di Hollywood (“Kubrick ne sta facendo una malattia”, diceva). Veronica guidò la sua Mercedes fra le dolci colline fuori Los Angeles, passando vigneti, tunnel di palme e prati rasati di fresco, tra le ville dei ricchi, sulle alture dalle quali si poteva vedere l’immensa distesa della città. (continua)
[1]. Nel 1971 il critico Carl Hertel esaminò 250 dipinti che erano stati prodotti dagli artisti sottoposti ai suoi esperimenti. Li trovò buoni ma tendenzialmente più astratti dei lavori prodotti dagli stessi in stato di coscienza normale. |




