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IL BARATTOLO MAGICO «L’uomo che convertì il mondo all’acido» si chiamava Michael John Hollingshead, un inglese trasferitosi a New York ventiduenne nel 1953 come attaché del consolato britannico. Nel corso degli anni Cinquanta si sposò ed ebbe una figlia. Era impiegato al British American Cultural Exchange, apparentemente un istituto di scambio culturale, in realtà, secondo lo stesso Hollingshead, «un’attività di copertura e semi-propaganda» del controspionaggio britannico. Il suo lavoro all’Istituto si svolgeva secondo una routine regolare: selezionava candidati per corsi e stage, faceva riempire moduli, chiedeva il rinnovo di quote di associazione, pagava le bollette. Nulla di eccitante, ma era un lavoro che lo teneva poco impegnato lasciandogli molto tempo libero.[1] A quel tempo, New York era un posto ben più eccitante di Londra, ancora ferita dalla guerra. Greenwich Village, il quartiere artistico della Grande Mela, ospitava un’imponente comunità di irregolari e avventurieri che la rendevano colorata e imprevedibile, un mondo a parte. C’erano moltissimi locali dove si poteva bere e ascoltare la migliore musica jazz. Chi era alla ricerca di forti emozioni non aveva difficoltà a procurarsele. Il mercato della droga era ricchissimo: si poteva trovare cocaina, benzedrina, hascisc, mescalina, peyote, ibogaina, harmalina, psilocibina e sostanze ancora più rare. Hollingshead era incuriosito da quel mondo e cominciò a frequentare gli hipster e gli artisti che campavano vendendo croste al ricco mercato d’arte della città. Assieme all’amico medico John Beresford frequentava in particolare un gruppo sperimentatori di droghe che s’incontravano nel retrobottega di un negozio di Greenwich Village. Era una specie di versione moderna del club frequentato da Baudelaire, solo che tra loro non c’erano grandi scrittori. Prendevano droghe e si scambiavano impressioni. Le porte della percezione era uno dei loro livre-de-chévet. Nel 1961, Hollingshead decise di contattare Huxley, considerato in quel momento il più autorevole profeta degli psichedelici. Intervistato da «Time» e «Life» prevedeva che la California sarebbe diventata il centro della cultura mondiale anche grazie alle droghe. Decise di telefonargli al suo numero di Boston, dove visse durante i mesi del suo incarico al MIT. Huxley rispose con tono gentile, e si dichiarò deliziato dalla curiosità del connazionale. «Vuole procurarsi l’LSD? Le consiglio di scrivere ad una filiale della Sandoz offrendo un motivo plausibile per la sua richiesta». Il motivo plausibile fu offerto da Beresford che lavorava in un ospedale di New York. Inviò un ordine alla filiale della Sandoz del New Jersey usando carta intestata dell’ospedale accompagnato da un assegno da 285 dollari. Poche settimane più tardi ricevette la sostanza. Ne aveva chiesta una quantità cospicua, giustificandone l’uso per esperimenti, e la Sandoz aveva optato per una fornitura industriale, non la classica ampolla di vetro da spezzare, contenente una sospensione già dosata, ma un vasetto di vetro scuro marcato con la dicitura «Lotto n. H-00047» che conteneva una polvere bianca, simile al latte in polvere. Le istruzioni spiegavano che la sostanza era attiva a dosi bassissime, e che andava «tagliata» cioè miscelata ad additivi alimentari.
(continua) [1]. Hollingshead ha raccontato la sua storia nel libro The Man Who Turned On the World pubblicato dall’editore Blond & Brigg nel 1972 (il libro si trova da tempo in forma elettronica sul web, e noi lo citeremo da questa forma fornendo soltanto il numero del capitolo). |




