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PHANTASTICA

Durante l’estate del 1797 Samuel Coleridge affittò una piccola casa rurale nel Somerset, tra i villaggi di Porlock e Linton. Ci si stabilì con la giovane moglie, pensando di ritemprare i suoi fragili nervi con l’aria di mare. Il dottore gli aveva raccomandato il vento umido e l’odore dell’oceano come ricostituenti per la sua salute. Trascorreva le sue giornate a leggere, a fare lunghe passeggiate nei dintorni, a contemplare la campagna. Amava i colori della natura inglese, i ruscelli, i torrenti tumultuosi, gli umidi prati di smeraldo e le nuvole veloci. Le passeggiate distendevano i suoi nervi, sicuramente, ma non quanto il laudano che considerava la sua cura sovrana. Il laudano, in forma di unguento o di tintura, era un preparato a base di oppio comunemente venduto nelle farmacie che regalava pause di ebbrezza e torpore, vinceva i dolori e sedava l’ansia.

Un pomeriggio, per scivolare nell’oblio e fermare i pensieri tormentosi, prese la boccetta del laudano e ne versò numerose gocce in un bicchiere d’acqua, poi si sedette su una poltrona, davanti ad una finestra, e si mise a leggere i Viaggi di Samuel Purchas. Quando arrivò alle pagine in cui si raccontano le imprese del principe Kubla Khan e si descrive il palazzo che fece costruire a Xanadu, cadde addormentato. Giacque in quello stato tre ore, imprigionato nello spazio delle sue visioni.

Intense e sontuose immagini si sgranarono davanti ai suoi occhi. Vide Kubla Khan, il principe guerriero, ordinare ai suoi architetti di cintare dieci acri di terreno e di chiuderlo tra possenti mura e altissime torri. Lo vide dare disposizioni agli architetti e agli artigiani che aveva assoldato in gran numero. Assistette al trasporto dei marmi e delle pietre, e alla faticosa costruzione dell’immenso edificio. A lavori conclusi, sulla collina di Xanadu in mezzo ad un manto di cedri, troneggiava il palazzo sormontato da una cupola così alta che il sole al tramonto la illuminava ancora quando sul resto del giardino era già scesa la sera. Il giardino che Coleridge vide nella sua visione, era prodigiosamente bello, ma celava angoli inquietanti. Era un susseguirsi di odorosi cedri, mirti e ginestre, prati stillanti di rugiada, radure assolate ma questa dolcezza s’interrompeva dove si spalancava un abisso. Centinaia di metri più in basso confluivano tutte le acque della collina e si vedeva un’esplosione di schiuma dove una fonte buttava a singhiozzo un getto d’acqua potente alzando una colonna d’acqua; enormi massi venivano scagliati in alto, «come la pula dal trebbiatore». Nel suo letto gelido, il fiume intermittente, che si chiamava Alf, chiuso da altissime pareti di roccia, percorreva cinque miglia prima di precipitare in un oceano scuro. Poi Coleridge vide una giovane dama dalla pelle ambrata, che suonava una dulcimera e cantava con una voce celeste. Si sforzò di memorizzare quell’armonia per diventare simile a Orfeo che con la musica comandava le pietre e le piante. Sentì che quella musica poteva regalargli il potere d’innalzare nell’aria la cupola del palazzo di Kubla Khan, di mescolare gli elementi, come un mago dei tempi antichi.

Tutto questo Coleridge vide trascorrere davanti ai suoi occhi come fosse reale, grazie all’oppio. Al suo risveglio vide un poema già composto, con tanto di rime e assonanze. Ancora soppraffatto sedette al tavolo per trascrivere una cinquantina di versi, velocemente. Ma un conoscente che doveva parlargli urgentemente di affari bussò alla porta e lo interruppe. Quando tornò al suo tavolo la trama dei versi era ormai disfata, come un arazzo caduto, strato dopo strato. La grande visione era perduta per sempre. Restavano soltanto i pochi versi che era riuscito a trascrivere. Fino alla vecchiaia Coleridge si domandò da dove fossero venute quelle immagini. La droga apre a dimensioni sconosciute? Consente alla mente torpida di aprirsi ad influenze spirituali, divine o demoniache? Non visse più nulla di simile. Il suo mestiere di poeta tornò difficile e lento, ma quella visione, donatagli dal laudano, lo ossessionò. Colerige perdette gradatamente la salute e l’ispirazione a causa dell’oppio. La sua storia è la prima di un drogato moderno. 

(continua)  

 

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